Sonic Highways EP7 – Seattle

Sonic Highways EP7 – Seattle

Descrizione

Quando Dave Grohl mise piede per la prima volta a Seattle, nel 1989, era con la sua band di allora: gli Scream. “Tutti erano così amichevoli e l’erba era buona” disse il futuro batterista dei Nirvana. Chiamò sua madre che stava per ritirarsi dal suo lavoro di insegnante e le raccontò di aver trovato la città più figa d’America. “Molto prima di recarmi lì, mi resi conto che avrei lasciato una parte di me per sempre in quella città.” Era inevitabile perciò per Dave tornare a Seattle per girare una delle puntate della serie “Sonic Highways”. Precisamente nei Robert Lang Studios a Shoreline. E’ un locale che conserva una storia personale molto cara a Dave: in quello studio registrò non solo le sue ultime tracce con i Nirvana, ma anche le prime per i Foo Fighters.

Dave ha raccontato che girare la puntata dedicata a Seattle è stato “complicato… probabilmente più personale di qualunque altro episodio della serie.”
Inizialmente, la puntata segue il territorio familiare. Larry Parypa dei Sonics parla del garage rock degli anni ’60 nel Northwest; Nancy Wilson delle Heart ricorda la prima ondata di fama della musica di Seattle negli anni ’70; Bruce Pavitt e Jon Poneman della Sub Pop Records riflettono sullo spirito imprenditoriale che negli anni ’80 diede inizio al grunge.
La storia diventa personale e diviene più altisonante quando Grohl si lascia andare ad un finto imbarazzo mentre il suo amico di vecchia data, il produttore Barrett Jones, suona le demo che lui stesso aveva registrato nella casa a Seattle che avevano condiviso negli anni ’90. E quando Dave parla dei mesi successivi alla morte di Kurt Cobain, nove settimane dopo la sessione agli studios di Lang nel gennaio del 1994, si avverte chiaramente un velo di tristezza nella sua voce.

Vent’anni dopo Dave torna negli studi di Lang per registrare la lunatica “Subterranean” per “Sonic Highways” ricordando quel passato con amarezza. E’ una canzone che parla di ricominciare da capo: “Subterranean è molto spirituale,” ha dichiarato Lang. “Ma la cosa più incredibile è che ho avuto la pelle d’oca quando Dave, cantando, ha pronunciato le parole ‘God in the stone’”, infatti, quelle parole si riferiscono ad un pezzo di marmo che sembra contenere l’immagine di Cristo. La canzone è stata registrata insieme al frontman dei Death Cab, Ben Gibbard. Il nome evoca diverse immagini associate alla scena musicale di Seattle, inclusa ovviamente la Subterranean Pop, rivista che diede origine alla Sub Pop Records e all’equipaggiamento sotterraneo dei Robert Lang Studios. La sinuosa e sciolta struttura della canzone riporta il dolore e l’avversità, sicuramente specchio della personale relazione di Dave con Seattle.

SUBTERRANEAN – VIDEO


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