Di certo, ha un boss famoso – anche lui un mostro alla batteria. Ma il batterista dei Foo Fighters racconta che il suo vero obbiettivo è fare rock onestamente e con stile. E non c’è espressione migliore del suo pensiero che l’ultimo, più grande album dei Foos, quel campione d’incassi di Wasting Light.

Nel 1979, quando Taylor Hawkins aveva otto anni, due dei più grandi album in classifica erano Regatta de Blanc dei Police e The Wall dei Pink Floyd. Hawkins prendeva appunti. Quando non era impegnato a surfare a Laguna Beach, o a cavallo della sua banana bike, il giovane Taylor era affascinato dalle frequenze AM che sentiva dalla radio nella macchina della mamma. Presto “Hotel California” degli Eagles, “Fat Bottomed Girls” dei Queen e “Carry On Wayward Son” dei Kansas svegliarono le sue innate capacità ritmiche. Più tardi, con il suo primo drumkit, si cimentò nei groove di Down Explosion dei Captain Beyond.
Circa 30 anni più tardi Taylor Hawkins suona la batteria per una delle più grandi rock band del mondo, si gode un liberatorio progetto parallelo in cui sfoggia il suo amore per tutto ciò che è anni ’70, e, per sua stessa ammissione, viene retribuito più che adeguatamente per i suoi sforzi.
Musicista umile e modesto, Hawkins ha anche l’onore inconsueto di suonare la batteria dietro Dave Grohl, uno dei più grandi batteristi rock della sua generazione. Ma da onesto lavoratore e bravo ragazzo a tutto tondo, Hawkins vede opportunità dove altri potrebbero vedere ostacoli. Il suo ottimismo, il talento e la consapevolezza nei propri mezzi lo rendono non solo un ingrediente essenziale per il successo dei Foo Fighters ma anche un esempio perfetto per qualsiasi batterista intento a capire il significato del termine “team player”.
In album dei Foo Fighters come There’s Nothing Left To Lose, Skin & Bones e One By One, Hawkins suona ritmi robusti incollati alla chitarra di Grohl. Il progetto solista del batterista, Taylor Hawkins & The Coattail Riders, vede il poliedrico californiano cantare, scrivere, e suonare la chitarra, il basso e la batteria su svariato materiale che prende tutto dai Queen agli Eagles fino ai Mahavishnu Orchestra e ai Rush. Non si scappa dai ’70!
L’ultimo album dei Foo Fighters, Wasting Light, che include anche Pat Smear e Chris Shiflett alle chitarre e Nate Mendel al basso, impone un ritorno al passato addirittura più enfatizzato, prendendo forma da un procedimento completamente analogico che ha significato per Hawkins dover suonare, direttamente “live” su nastro, tracce di batteria praticamente perfette. Grohl e il produttore Butch Vig non hanno permesso alla band di avvicinarsi a meno di 50 miglia da un computer, quindi Taylor ha dovuto sfoderare le sue doti di fuoriclasse. E questo è proprio il modo in cui piace a lui. Il suo drumming in pezzi fantastici come “Rope”, “Dear Rosemary” e “A Matter of Time” rivela lo stretto rapporto di lavoro con Grohl, così come una notevole compattezza, il tipico senso del tempo, mani che scottano e pattern col pedale.
Taylor Hawkins è assolutamente fisico. E’ una bestia da ammirare, come attesta qualsiasi video dei Foo Fighters. Capellone e rabbioso, come un uomo-elastico dalla bionda chioma, Hawkins attacca il kit con velocità e potenza, ma anche con grazia e delicate sfumature. Alcuni ascoltatori potrebbero non essere in grado di cogliere la differenza tra i cazzotti elefantini di Grohl e il groove agile e propulsivo con fill indemoniati di Hawkins, ma molta della magia dei Foo sta nelle identità gemelle e allo stesso tempo distinte dei due. Grandi amici innamorati l’uno delle abilità dell’altro, Grohl e Hawkins pongono le fondamenta per ogni pezzo dei Foo Fighters. Hawkins, dopotutto, non è (come sostiene qualcuno) “il secondo miglior batterista dei Foo Fighters”, è semplicemente l’unico batterista per questo lavoro.


MD: C’è una spiccata influenza anni ’70 nel tuo modo di suonare. Usi tre concert tom. Il nome dei Captain Beyond, band culto dei ’70, era impresso su una delle tue vecchie pelli della cassa. Il tuo tecnico personale, Yeti Ward, afferma che hai scelto una finitura in legno naturale perché Don Henley la usava negli anni ’70. Per caso sei un figlio dell’epoca?

Taylor: Ricordi Closet Classics su MTV? Mandavano spesso i video degli Eagles “I Can’t Tell You Why” e “Heartache Tonight”. Sono in studio e Henley suona quelle batterie Ludwig in legno chiaro. Ho sempre pensato che fossero belle da vedere. Anche Phil Collins per un periodo ha usato batterie in legno naturale.

MD: Le tue armonie vocali su “Not Bad Luck” dei Coattail Riders suonano esattamente come i Queen. “James Gang” è un altro pezzo dei Coattail Riders.

Taylor: Che diavolo è questa storia! (ride) Non lo so. La musica degli anni ’70, quello è il mio primo amore . . . Un sacco di radio AM che ascoltavo dal sedile posteriore della macchina di mia madre. Inoltre, il rock più duro che ascoltava mio fratello prima di essere risucchiato dai Kansas e dai Led Zeppelin – Tutti quei grandi classici rock FM anni ’70.

MD: A volte sfoggi gli anni ’70 come fossero un distintivo.

Taylor: E’ solo parte della mia personalità. E’ ciò che amo. Abbiamo una camera per la TV a casa, e l’ho decorata a modo mio: c’è una di quelle poltrone ovali con le casse all’interno, e un tappeto leopardato. La stanza è dipinta di rosso, con vecchie foto rock ovunque. Quella stanza mi assomiglia.
Se costretto ad analizzarlo, direi che gli anni ’70 sono la mia zona di conforto. Questa è la musica che mi mette a mio agio. Allo stesso tempo, non vedo assolutamente i Foo Fighters in quel modo. Siamo tutti cresciuti col rock n’ roll. Ma le mie influenze non si limitano a quello. Negli anni ’90 ho amato i Jane’s Addiction; sono stati super-importanti, come lo sono stati i Soundgarden. Ma negli anni ’70 i batteristi avevano una propria personalità. Anche il modo in cui si registrava, non c’era verso di sbarazzarsi di quella personalità, a meno che non fossero tutti turnisti.
I contorni grezzi di ogni musicista sono cio’ che dà loro personalità. Charlie Watts che alza la bacchetta ogni volta che con l’altra colpisce il rullante, Roger Taylor che apre il charleston ogni volta che colpisce il rullante, Bonham con il suo tocco molto “tirato indietro”, o Stewart Copeland che “tira avanti” . . .

MD: O il tocco di Don Henley, nonostante sia sottovalutato come batterista.

Taylor: Lui è un grande batterista. Ascoltando il loro ultimo disco mi sono depresso, perché hanno usato il ragazzo che suona la batteria per loro dal vivo – il quale è probabilmente tecnicamente un batterista migliore. Ma Don Henley ha un suono, quel groove da bar–band anni ’70.

La “Roadside Records” di Taylor

MD: Dave Grohl ha dichiarato ad Electronic Musician che odia ciò che i produttori hanno fatto ai batteristi dagli anni ’90.
Taylor: Sono d’accordo. Uno dei motivi per cui abbiamo registrato Wasting Light su nastro è stato proprio per restituire il potere al passato. Quando abbiamo registrato gli ultimi due dischi, c’era gente che si portava a casa i file per manipolarli. Come fanno i produttori a non farlo se ne hanno la possibilità? Quello che vogliono è creare un album perfetto. E’ diventata la norma. Ma questo va a discapito di ciò che considero essere onesto, vero rock n’ roll.
Se è un disco dei Nine Inch Nails, magnifico. Uno dei miei pezzi preferiti è “I Feel Love” di Donna Summer, e quella è una delle prime drum machine – suona totalmente assurda e fantastica. Ma non registrare un batterista se poi lo passi in una drum machine e in una griglia e rendi ogni colpo perfetto. Usa direttamente una drum machine – sii onesto. Se registro un disco e il produttore vuole fare ciò, allora potrei colpire ogni tamburo ed ogni piatto e dire, “Ecco i miei samples, adesso facci quello che vuoi”. Il nostro ingegnere del suono a volte registra nuove band al 606 (lo studio dei Foo Fighters a Los Angeles), e ci racconta che i batteristi vogliono che gli metti le batterie a griglia col computer. Pensano che quello è il modo in cui dovrebbe essere.
MD: Ho sentito che persino Butch Vig era scettico all’idea di registrare Wasting Light senza griglia o Pro Tools.
Taylor: Certo, Butch è un perfezionista, e ha fatto dischi in quel modo per quindici anni. Se vuoi essere un perfezionista quando stiamo registrando su nastro, bene, rompimi le palle tutto il giorno. Lavorerò tutto il giorno – rendiamola perfetta quanto posso. Ma il procedimento non è cambiato molto questa volta, anche se completamente analogico. Ciò che cambia è il processo dopo che io ho finito – non c’è processo dopo che ho finito! La batteria è quella che è.
Prima, specialmente nel disco che abbiamo fatto con Gil Norton (Echoes, Silence, Patience and Grace), finivo di registrare la batteria, e non sapevo cosa accadeva dopo. Potevano dire “Oh, l’abbiamo appena toccata” Ci potevo credere? C’erano un sacco di trucchi in atto.
MD: Su “I Should Have Known” da Wasting Light, si può davvero affermare che il volume sia in saturazione. E’ emozionante.
Taylor: Anche quello viene col mix. E’ stato mixato a mano, niente automazione, niente flying faders. Dave era incaricato delle mie batterie quando hanno mixato. Arrivava dopo ogni mix dicendo, “Giovane, i parametri hanno sballato!” L’ho adorato. Non farò mai un altro disco coi computer. Voglio l’analogico per sempre.
Ovviamente devi suonare preciso, ma è relativo. Quanto sono precisi i White Stripes? Meg non è una batterista perfetta. Mi piace il suo modo sciolto di suonare. E’ gradevole per le orecchie della gente. Tutti erano così abituati a pensare che ogni disco deve essere perfetto. Poi arriva Jack White e dice, “No, non c’è bisogno che tutto sia perfetto.” Quindi che problema c’è se lei accelera e tira indietro e butta un fill qua e là? Il Cielo non voglia! Ascolta i dischi degli Stones, amico.
MD: Registrare tutto in analogico è magnifico . . per chi se lo può permettere.
Taylor: E volendo dirla tutta, si può fare un disco che suoni alla grande con Pro Tools. Abbiamo fatto l’ultimo Coattail Riders col Pro Tools, ma non abbiamo utilizzato nessuna delle sue funzioni. Niente griglia. L’abbiamo solo usato come registratore. Se ti piace come suona Pro Tools, grandioso. Non sto dicendo che è male, solo che non è per me. Se un ragazzino mi dà un disco, in cinque secondi so riconoscere se è fatto interamente su Pro Tools. Se doveva essere un album rock n’ roll con chitarre, basso e batteria, ed è stato editato alla morte, lo getto via. Hai appena firmato per la Roadside Records, baby! (ride) Non mi interessa.
MD: Ma Wasting Light è stato registrato col click?
Taylor: Sì, e abbiamo fatto un po’ di mappatura del tempo, a mano. Butch si sedeva lì con una drum machine Alesis e la picchiettava, la colpiva poggiandosi su qualche guida qua e là. Il mio tempo non è perfetto in studio. Per poter editare tra le tracce, era molto più semplice se ritagliavamo la batteria in una traccia col click. Ma all’inizio ero io a sostenere che l’intero procedimento del nastro stavo durando troppo. Avevamo gia fatto un sacco di editing tagliando il nastro col rasoio nelle prime canzoni, così dissi “Perché semplicemente non registriamo in presa diretta?”. Nothing Left To Lose fu tutto in presa diretta. Bell’affare.

Buttiamola sul fisico

MD: Come riesci a suonare con tanta fisicità pur mantenendo il controllo?
Taylor: Non lo so, è così che mi sono abituato a suonare. Da ragazzino ho sempre suonato troppo forte. I maestri di musica mi dicevano, “Stai suonando troppo forte”. Mi hanno cacciato dalla jazz band alle superiori. Di nuovo, “Sei troppo rumoroso, troppo veloce”. Non è un processo mentale, tipo, devo colpire più forte. Vorrei non farlo a volte! Probabilmente avrei più controllo se fossi più controllato. Ci sto lavorando su. Un mio amico è un batterista jazz, ora è entrato in una rock band. Mi ha chiesto, “Come faccio a suonare più forte?” Non ho saputo rispondergli – semplicemente è così che suono.
MD: Ma come fai a suonare alto sul kit, e con velocità? Come hai costruito la tua velocità?
Taylor: Non ho studiato i rudimenti. I miei rudimenti furono Exit Stage Left dei Rush e Zenyattà Mondatta dei Police. Emulavo i miei idoli. Suonavo sopra a quei dischi. E’ così che ho imparato. Ghost in the Machine e Zenyattà, quelle erano le mie due bibbie dei Police. Copeland è uno dei miei più grandi idoli in assoluto. Un’altra grande influenza fu Live Killers dei Queen, anche se non suono affatto come Roger Taylor, il quale è un batterista davvero melodico, musicale. Ha una voce magnifica, ed è un grande autore di canzoni. Ho sempre pensato che lui fosse ben più di un semplice batterista. Era una presenza costante dietro la batteria. Non è mai stato un picchiatore pazzo con assoli infiniti. Ma ha sempre avuto molta personalità dietro le pelli. Sia soffocando un piatto o facendo faville coi suoi Rototom, suonava la cosa giusta per la canzone. Ha fatto quasi tutti i controcanti dei Queen. Aveva una voce altissima. Un batterista dal tocco magnifico – un supertocco rock e grande senso del tempo.
MD: E sei un fan di Don Henley per ragioni simili?
Taylor: Sì. In un certo senso si assomigliano come batteristi. Danno moltissimo al pezzo, grandi cantanti, il loro sound era fondamentale. Roger Taylor aveva personalità. C’è una versione di “Spread Your Wings” su Live Killers che ha una delle mie batterie preferite di sempre. E’ così compatta e così perfetta. Lunghi e magnifici fill in giro per il mondo. Un altro album sul quale suonavo da ragazzino era Seconds Out dei Genesis. Ancora non ho quel tipo dei colpi – anche se posso fingerli!
MD: Fingerli?La tua batteria in “Louise”, da Taylor Hawkins & The Coattail Riders, non è finta.
Taylor: Quello è uno scippo totale da Phil Collins: “Wot Gorilla?” da Wind & Wuthering dei Genesis. Con un tempo diverso – il pezzo dei Genesis è in 4/4 mentre “Louise” è in 6/4 – ma ha lo stesso feeling. All’epoca del primo disco dei Coattail Riders ero davvero in fissa per Phil Collins.
MD: Sei un batterista naturale.
Taylor: Per me la batteria è stata facile dall’inizio. Un amico mi mostrò il tempo base del rock, ed io riuscii subito a suonarlo. Suonando con passione o fisicità, non so davvero dare nessun consiglio. Non saprei come spiegarlo. Dave non sa come spiegare come suona la batteria. Ha avuto un sacco di influenze – gli piacevano i Cameo, quel drumming funk. Il fill iniziale di “Smells Like Teen Spirit”, quella è una cosa alla Cameo. Sono solo piccole cose che prendi per strada che ti appartengono naturalmente, ma non sai perché.
MD: Le tue rullate in “Rope” sono quasi la quintessenza degli anni ’70.
Taylor: Abbiamo provato diverse soluzioni. Avevo cose diverse in mente che non stavano funzionando. Ho lavorato su quella parte per un’ora e mezza. Troppo tempo per Dave! (ride)
MD: Che mi dici della rullata all’inizio di “Dear Rosemary”?
Taylor: Al principio quando facemmo il demo suonai qualcos’altro. La rullata era lunga la metà di quella che poi è diventata. Ma uno dei batteristi rock preferiti di Butch è Ian Paice. Una volta che Butch scoprì che all’interno dei fill rock potevo fare i buzz roll, per i quali Ian Paice è famoso su pezzi dei Deep Purple come “Burn” e “Highway Star” e “Space Truckin’”, ha voluto che facessi buzz roll all’esasperazione. Li faccio in “Rope” dopo i ritornelli. Quella rullata di apertura su “Rosemary” è anche come Phil Collins su “Paperlate”. Che ha i buzz roll con i tom incastrati in mezzo. Alla Motown.

La sinergia mentale Hawkins/Grohl

MD: L’approccio alla registrazione dei Foo Fighters comincia con te e Dave che stendete la base ritmica del pezzo, giusto?
Taylor: Sì. Penso che la ragione per cui Dave ed io tendiamo ad iniziare le tracce insieme è perché siamo entrambi batteristi. Oltre ad essere un incredibile chitarrista ritmico ed autore pop/rock, Dave si identifica con la batteria più di ogni altra cosa. Riesce ad esprimere le sue idee tenendo la chitarra e comunicando con me come batterista, e ciò crea le fondamenta della canzone. Dave può dire qualsiasi cosa. Dice, “Suona un ritmo Motown”, per esempio, e sappiamo comunicare veramente bene in quel modo. Questo lo aiuta a sviluppare l’arrangiamento nella sua mente. E’ come se io fossi la sua drum machine.
MD: Aspiri ad incatenarti alla sua chitarra?
Taylor: Sì, Dave è davvero fissato perché il ritmo dei riff sia incollato alla batteria. Non è sempre così con la musica rock. Spesso il batterista suona qualcosa di semplice. Coi Coattail Riders è molto più libero, con con più momenti trasgressivi. Ma con i Foos, a Dave piace che batteria e riff di chitarra siano davvero incollati.
MD: Come inizia il processo creativo?
Taylor: Dave arriva con un idea per un riff di chitarra. Ha una sequenza di accordi o una melodia, e mi canta il ritornello o un’idea per la strofa. Io provo vari ritmi o idee con le sue idee. Tempo dritto? Tempo dimezzato? Poi sviluppiamo l’arrangiamento e il senso della canzone in quel modo. E quindi registriamo un demo grezzo – tutto fatto molto velocemente, forse mezzora. Dave è così veloce nel buttare giu una traccia di basso e un paio di chitarre ritmiche. Sono demo molto rozzi e semplici, ma gli danno una prova di come una canzone dovrebbe suonare. Dopodichè si porta quei file o nastri a casa e lavora sulla melodia e come l’arrangiamento dovrebbe essere. Infine lavoriamo sull’arrangiamento tutti insieme.
MD: Voi due fate tutto questo prima che entri la band?
Taylor: Facciamo il lavoro di base, dopodiché gli altri ragazzi arrivano e portano piccoli pezzi e aggiunte. Nate gira come John Entwistle degli Who – è veramente melodico – mentre la chitarra ritmica di Dave è quasi più di una traccia di basso. Di nuovo, una cosa alla Who. Il suono dei Foo Fighters è quasi il suono di me e Dave incollati, con Nate che ci suona sopra.


Frusta Bene!

MD: Tu sei un ragazzo dal fisico asciutto e i capelli lunghi, quindi forse la gente non realizza quanto suoni forte. Pensi alle tue braccia come a delle fruste?
Taylor: Non ci penso a queste cose – ma mi tocca pensarci per Modern Drummer! (ride)
E’ solo il mio strano modo autodidatta di suonare la batteria. Una grande influenza per me fu Steve Perkins. Ricordo che lo guardavo coi Jane’s Addiction . . . I suoi enormi dred. Era come un animale dietro la batteria. Non suona così forte come pensavo – ha un tocco più leggero del mio. Mi ricorda Gene Krupa. Ha un tocco slanciato, è molto creativo.
Sono così fortunato – subito dopo le superiori ho avuto Steve Perkins, Matt Cameron, Dave Grohl e Jimmy Chamberlin. Questi fantastici batteristi stilosi che avevano il proprio modo ed erano così belli e creativi e avevano un tale feeling. Oggi con l’avvento di Pro Tools, non si trova più molto di simile. Ci sono un paio di ragazzi che ammiro. Ronnie Vannucci dei Killers è uno dei miei preferiti. E’ come Bun E. Carlos. E mi piace Fab Moretti degli Strokes. Questi sono i miei due batteristi preferiti di adesso.
MD: Suoni così sciolto e veloce. La tua presa è simile alla Moeller technique o c’è qualcosa di più?
Taylor: Tengo le bacchette più sciolte. Provo a sfruttare il rimbalzo. In passato tendevo più a pestare verso il basso, ma alla fine credo che si ottenga un suono migliore se si usa di più il rimbalzo. Guardo Kenny Aronoff, che usa un sacco di rimbalzo, e riesce a fare quello che vuole.
MD: Come Aronoff, tu hai una botta sul rullante che si distingue subito. Dove colpisci il rullante?
Taylor: Proprio al centro. Ottengo parecchio rimshot ogni volta. Inclino un po’ il mio rullante verso il kit, come un jazzista. Lo giro un po’ in modo da essere sicuro di ottenere un buon rimshot. Non mi piace il rullante troppo basso. Siedo ad un’altezza media. Il rullante è abbastanza alto. Penso di ottenere così l’effetto frusta sul rullante. Il mio tecnico, Yeti, dice che suono forte. E’ parecchio più grosso di me, ma dice, “io non ho la botta che hai tu”. Gli chiedono sempre di suonare più forte quando fa il soundcheck alla mia batteria, per simulare il mio modo di suonare. Ma non so da dove viene quella botta. Mi viene naturale. Io sono così naturale! (ride)

Anatomia di un solo

MD: Puoi estrapolare quello che stai suonando nel video su YouTube intitolato “Taylor Hawkins Drum Solo”? Ci incorpori i concert tom e suoni un sacco di pattern interessanti in giro per il kit su un quattro dritto con la cassa.
Taylor: (Guardando il video) Okay, questo è da una data dei Foo Fighters. La prima parte di quel solo è presa direttamente da “Dance on a Volcano” da A Trick ok the Tail dei Genesis. E dopo c’è qualche cosetta sui tom alti. . . Poi la parte timpani – Rototom che viene direttamente dal solo di batteria su “Keep Yourself Alive” da Live Killers dei Queen. Roger suonava un cinque su quattro lì. E’ una mia versione, completamente differente, una mia interpretazione. Dopodichè mi fermo e faccio una parte dal solo di batteria di Exit Stage Left “YYZ” dei Rush. Neil Peart la chiama la parte “schizofrenica”. Si ferma e colpisce cose strane. Quindi inizio a suonare triplette e triplette incrociate tra il rullante e il timpano. Non sono sicuro da dove venga fuori. Forse un’idea di Buddy Rich. Tutte quelle cose sono prese direttamente dai miei tre assoli preferiti da ragazzino.
MD: Su “It’s Over” da Red Light Fever, l’intro di batteria suona come una versione più veloce di John Bonham su “Good Times Bad Times”. Suoni magnifiche rullate all’unisono con la chitarra, poi l’outro è quasi come un arrangiamento prog rock.
Taylor: L’ho scritta al piano quasi come una cosa melodica alla Bee Gees o alla Beatles. Molto leggera e carina. Quando scrivo musica, tendo ad essere molto semplice. Ma mi piace incasinare le canzoni. Uno dei ragazzi che mi aiuta a fare questi dischi è il mio amico (e percussionista dei Foo Fighters) Drew Hester. E’ sempre frustrato con me perché pensa che i miei pezzi potrebbero essere delle hit se non li incasinassi così tanto! Progetti come Coattail Riders sono il mio sfogo per tutto ciò che voglio fare al di fuori di quello che faccio normalmente nei Foo Fighters. Il piccolo intro prog in quella canzone e tutti i colpi strani e l’outro Mahavishnu, è l’arricchimento di questa semplice canzone pop alla Beatles. Mi sono divertito con l’arrangiamento.
MD: Anche “A Matter of Time” da Wasting Light contiene un avvicendamento di ritmi.
Taylor: Nel mezzo, è lì che il tipo di ritmo supera il limite. E’ un’idea di Dave. Di nuovo, è Dave che esalta quello che normalmente sarebbe solo un pezzo rock da autoradio. Proprio per il fatto che Dave è un batterista, molto di ciò che scrive è ritmicamente interessante. Le melodie sono sempre lì, e c’è sempre un ritornello forte. Dave è davvero un magnifico compositore di ritornelli. Quindi è bello riempire il resto di tutta quest’altra strana roba. Quando io e Dave siamo insieme, siamo proprio come muse ispiratrici. Amiamo spingerci musicalmente e impressionarci reciprocamente – ed impressionare noi stessi. C’è uno spirito batteristico in questa band, non si discute.

Esercizi Qui e Adesso

MD: Su cosa ti eserciti in questi giorni?
Taylor: L’esercizio di solito lo faccio con la band; è così che mi piace esercitarmi. Molti batteristi diranno, “Oh, senza dubbio fai schifo”, ma davvero non trovo così piacevole sedersi da soli e suonare la batteria. Ma se lo faccio, mi siedo con una traccia di click e vedo per quanto tempo riesco a suonare un tempo, sia veloce che lento. Mi esercito su un 2/4 molto lentamente. Vorrei aver avuto un buon insegnante di batteria quando avevo dieci anni, uno che mi avesse detto che imparare “YYZ” tutto il giorno non sarebbe stato abbastanza, che avrei dovuto suonare il tempo con un click. Se il me stesso più giovane avesse avuto la lungimiranza di suonare un semplice tempo aperto a 80 bpm per un’ora al giorno, sarebbe stato davvero d’aiuto. Quindi quando mi siedo per esercitarmi adesso, è una delle cose che mi piace fare. Trovo che non ho assolutamente bisogno di diventare più veloce. Credo che un batterista sviluppi tutti i suoi colpi nei primi cinque o dieci anni di apprendimento. E’ lì che avviene la curva formativa più plasmabile. La memoria muscolare sta iniziando appena a prendere forma, e poi dopo quello è tutto un affinare le cose. Se ascolto un passaggio dei Mahavishnu Orchestra e voglio riuscire a suonarlo, provo a imparare quel passaggio per un’ora. Ovviamente, non lo imparerò mai.
Se c’è qualcosa che mi piacerebbe affinare, è il mio senso del tempo. In fin dei conti, è la cosa più importante. Per i giovani batteristi, di certo, passate un paio d’ore ad imparare i vostri passaggi super virtuosi, ma esercitatevi anche suonando un tempo dritto, preferibilmente lentamente. Perché più spazio c’è tra le note, più difficile sarà tenere un tempo davvero buono. Suonare lento è molto più difficile che suonare veloce. Farlo bene e farlo sentire bene, quella è la sfida. Ecco perché Jeff Porcaro era così fantastico. E Charlie Watts e Ringo e Alan White. Quel drumming è così magnifico grazie allo spazio tra le note. E’ più difficile di qualsiasi altra cosa. Ad alcuni riesce meglio che ad altri.
MD: Come ti riscaldi prima di uno spettacolo?
Taylor: Semplicemente tengo un paio di bacchette tra le mani per mezzora prima che saliamo sul palco. Su qualsiasi divano o cuscino disponibile, faccio rulli a colpi singoli, forse paradiddles. Niente di complicato. Il tempo del ritornello in “Rope” è un paradiddle, rubato direttamente da Neil Peart. E’ “The Spirit of Radio” in tutto e per tutto. Quando stavamo facendo il demo di “Rope”, tutti credevano che fosse una mia idea. Ma devo dirlo a Neil Peart su Modern Drummer. Mi dispiace di averlo rubato da te, Neil, ma è stata un’idea di Dave, non mia! (ride)

Il Secondo Migliore?

MD: Come ci si sente a suonare la batteria in una band capitanata da uno dei batteristi più famosi del pianeta? Qualcuno ancora crede che sia Dave Grohl a suonare sui dischi dei Foo Fighters.
Taylor: Se hai le orecchie puoi sentire che Dave ed io siamo batteristi completamente diversi. E il fatto che siamo entrambi batteristi è una grossa fetta della chimica della band. Io e Dave che comunichiamo sul palco e in studio come batteristi. Sono onorato di essere il batterista di uno dei più grandi batteristi rock di tutti i tempi. Ma allo stesso tempo, è stato importante trovare il mio spazio in questa band ed essere me stesso. Dave è super-sensibile in questo senso. Magari sa cosa vuole sentire ritmicamente, magari vuole un tempo specifico, ma è così con qualsiasi compositore, anche se non è un batterista. Ed io sono in linea con questo – Voglio che ciò che Dave sente nella sua mente trovi espressione. E posso influenzarlo in un modo positivo, fare un cambiamento che migliora la canzone, è magnifico.
Sì, sarò sempre considerato il secondo miglior batterista dei Foo Fighters. E’ qualcosa con cui ho imparato a convivere, perché devo conviverci. Ma ho il miglior lavoro al mondo. E la verità è che Dave è il mio miglior amico. Quindi tutto ok. E’ qualcun altro che dice, “Oh, tu non sei bravo come Dave”. Qualcuno dice che siamo due tipi diversi di batteristi ma abbastanza simili da lavorare bene insieme. Credo sia la verità. So fare ciò che Dave vuole per la sua musica. Non puoi competere con Dave Grohl a nessun livello. E’ un supernova, un grande musicista. E’ uno tsunami in tutto. E’ un magnifico frontman, ed è un bravissimo ragazzo. Se c’è un libro di regole sul miglior modo per essere un popolare musicista rock – io odio il termine rockstar – è Dave. E’ perfetto. Non ha un ego smisurato, ma è molto sicuro di sé. Non si prende seriamente, ma prende la musica seriamente. Dal momento in cui sono entrato in questa band ho pensato, sii come questo ragazzo.
Da Dave ho anche imparato tutto quello che so su come registrare la batteria. Perciò fondamentalmente ho uno dei più grandi insegnanti del mondo. Come musicisti, tutti cerchiamo di tirare fuori il meglio da noi stessi. Io ho il miglior modello del mondo, che vedo ogni giorno. Non siamo in competizione.
I giudizi dall’esterno? Pazienza. Sono quello che sono. A volte ho dovuto sviluppare una corazza per quelli. Ma sono benedetto e così fortunato. Sono in questa enorme rock band. Faccio più soldi di quelli che dovrei fare con il mio mestiere. E sono in una band col mio miglior amico. Mica male.

Testo, Traduzione e Grafica – Camillo Alberini | Foo Fighters Italian Fan Club

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